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L’immigrazione in Europa e l’asse turco-tedesco: non c’è spazio per una politica comune europea

Germania e Turchia stanno cercando, negli ultimi giorni, strumenti per aumentare la reciproca cooperazione in relazione alla crisi dei rifugiati. Saranno rafforzate le attività comuni di polizia finalizzate alla lotta contro i passaggi illegali delle frontiere e incrementata la collaborazione nel contrasto delle organizzazioni criminali che gestiscono la tratta degli immigrati; inoltre saranno verificati strumenti per aumentare il coordinamento tra le attività turche di sorveglianza delle frontiere e quella dell’agenzia europea Frontex.

I circa 30.000 rifugiati siriani ammassati ai confini con la Turchia saranno aiutati con la collaborazione di organizzazioni di cooperazione tedesche e tecnici inviati dal governo federale. Inoltre la cancelliera Merkel ha promesso al governo turco che presto saranno iniziate a livello europeo trattative relative ai contingentamenti dei profughi, ossia per regolamentare il trasferimento dei rifugiati siriani dalla Turchia ai differenti paesi europei.

La Merkel ha inoltre sottolineato, nel corso di un recente incontro con il primo ministro turco Davutoğlu, la necessità che i rifugiati siriani entrino in Turchia prima e negli altri paesi dell’Europa poi in modo controllato, legale ed organizzato dai paesi dell’UE, e che esistono in seno all’Europa alcuni paesi che, in tal senso, agiranno in modo volontario.

La fuga dei siriani dalle proprie terre d’origine non è solamente causata dalle conquiste delle milizie dell’Isis; anche la riconquista di Aleppo da parte delle truppe siriane fedeli ad Assad e sostenute dall’aviazione russa sta causando l’abbandono della città da parte di migliaia di uomini e donne.

La Turchia, ad oggi, ha accolto nel proprio territorio (fonti turche) circa 2,5 milioni di uomini provenienti dalla Siria, di cui qualche centinaio di migliaia ha proseguito il proprio viaggio verso altri paesi dell’Europa e, per questo motivo, secondo la Merkel il Paese gioca un ruolo essenziale per la riduzione del flusso degli immigrati. I 3 miliardi di Euro promessi dall’Unione europea alla Turchia rappresentano una contropartita agli sforzi che Ankara starebbe compiendo per contenere il flusso di migranti verso l’Europa e dovrebbero essere utilizzati per migliorare le loro condizioni di vita in territorio turco.

Ulteriori contropartite che l’UE potrebbe essere disposta a concedere ad Ankara sono un alleggerimento delle restrizioni applicati nel rilascio di visti ai cittadini turchi e l’accelerazione del processo relativo all’entrata della Turchia nell’Unione.

Da segnalare, inoltre, la circostanza che la cancelliera tedesca abbia condannato i raid aerei russi sulla città siriana di Aleppo, che avrebbero causato migliaia di vittime tra i civili. Le sue parole, lette nel contesto più ampio della contrapposizione turco-russa nata soprattutto a seguito dell’abbattimento di un aereo militare russo da parte dell’aviazione di Ankara a seguito di un presunto sconfinamento di spazio aereo, potrebbero essere valutate come un primo posizionamento tedesco in merito al futuro della Siria, pur se è probabilmente prematuro giungere a conclusioni sugli obiettivi politici che il paese guidato dalla Merkel si proporrà in relazione alla guerra siriana. La cancelliera è infatti convinta che la Turchia possa svolgere un ruolo chiave nel contenimento della crisi dei rifugiati, e le rassicurazioni turche in materia di migliori controlli in “entrata”e in “uscita” degli stessi sono uno strumento che la Merkel utilizza anche a fini di politica interna (parti del suo partito dissentono a voce sempre più alta dalla politica sull’immigrazione che la cancelliera sta portando avanti nel paese). Per questo motivo le sue dichiarazioni lasciano trasparire una maggiore flessibilità nei confronti delle attività del governo di Ankara contro le milizie curde, piuttosto che in merito ai gravi episodi degli ultimi mesi avvenuti in Turchia a testimonianza di evidenti deficit di democrazia e di libertà di stampa all’interno del paese.

Da tutto ciò pare evidente che, mentre in Europa le posizioni sull’immigrazione si dividono sempre maggiormente (la speranza tedesca di creare una coalizione di stati “volenterosi” pronti a condividere politiche comuni sull’immigrazione sembra attualmente relegata nel libro dei sogni), la Germania si muove in direzione della ricerca di alleati singoli e promuove una diretta cooperazione con la Turchia.

Lo sforzo tedesco di cercare accordi bilaterali per contrastare il fenomeno dell’immigrazione è certamente un ulteriore segnale di difficoltà dell’Europa di sviluppare una politica comune in questo settore. A questo punto, tralasciando le valutazioni relative ai singoli “egoismi” nazionali, la domanda che mi pare legittimo porsi è se l’Unione Europea, proprio per l’eterogeneità dei popoli che la compongono e quindi degli interessi che i rispettivi rappresentanti politici sostengono, sarà mai effettivamente in grado di avere posizioni comuni sulle tematiche più scottanti che la riguarderanno in quanto entità sovranazionale.

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