# Diritti, Immigrazione, Turchia

La Turchia: una democrazia autoritaria avamposto UE nella crisi dei rifugiati

Il quotidiano Zaman, il giornale finora più venduto in Turchia e ultima voce significativa di opposizione al governo, è stato “commissariato” dallo Stato turco. L’effetto è stato immediato: sulle sue pagine dalle critiche ad Erdogan e ai suoi uomini si è passati alla pubblicazione di lusinghieri racconti che li riguardano.

L’episodio non rappresenta che l’ultima puntata del lungo conflitto esistente tra Erdogan e il predicatore islamico Fethullah Gülen, residente negli Stati Uniti, che ha avuto una svolta venerdì scorso, quando un Tribunale di Istanbul ha approvato la richiesta di un procuratore locale per la nomina di un amministratore a capo del quotidiano (affiliato a Gülen).

Il fatto ha dato avvio a forti proteste (sfociate in manifestazioni sedate per l’ennesima volta dai lacrimogeni della polizia) all’interno del paese e a critiche, sia da parte di gruppi attivi nel settore dei diritti umani (tra cui Amnesty International) che di ufficiali dell’Unione Europea, i quali hanno condannato il commissariamento – in quanto atto che viola la libertà di stampa – in un paese che, ricordiamo, è candidato ad entrare nell’Unione Europea.

Il portavoce del Dipartimento di Stato americano John Kirby ha affermato che ciò che è avvenuto venerdì è l’ultimo di una serie di inquietanti azioni giudiziarie adottate dal governo turco aventi di mira la libertà dei mezzi di comunicazione ed ha esortato le autorità nazionali a garantire che le proprie azioni rispettino i valori democratici universali sanciti nella costituzione, tra cui la libertà di parola e, appunto, la libertà di stampa.

Il Primo Ministro turco Ahmet Davutoglu ha respinto tali accuse, affermando che è in corso un processo per verificare l’effettuazione di illeciti finanziamenti da parte del giornale a organizzazioni terroristiche e che la decisione del Tribunale non è stata influenzata in alcun modo dalla politica.

Il giornale, in precedenza, è stato filogovernativo e amichevole nei confronti di Erdogan, che prima di diventare Presidente della Repubblica turca è stato Primo ministro, e tuttavia successivamente sono emersi forti contrasti specie in merito alla politica estera e a un progetto del governo di chiudere scuole gestite dai seguaci di Gülen, che di fatto rappresenta ora il principale avversario nella rincorsa di Erdogan al potere assoluto.

Il commissariamento del giornale turco, giudicato come uno degli atti più brutali nella storia della Turchia democratica realizzato contro mezzi di informazione (migliaia di poliziotti – che agiscono per Erdogan più che per lo Stato turco – hanno infatti letteralmente occupato la sede del giornale e cacciato con la forza i giornalisti al suo interno), evidenzia alcuni sviluppi critici della “democrazia” turca ed è stato accompagnato anche dall’occupazione dell’Agenzia di news Cihan, l’unica organizzazione all’interno del paese in grado di monitorare gli exit pool durante le elezioni oltre all’Agenzia di stato Anadolu. Gli osservatori, a tal proposito, hanno sottolineato che questo fatto rappresenta un duro colpo alla libertà delle elezioni future del paese.

Le critiche europee ed americane probabilmente non avranno alcun seguito. La Turchia sta scivolando sempre più rapidamente in un regime di “autoritarismo democratico” (per alcuni versi simile a quello della Russia putiniana) e attualmente, soprattutto la UE, non ha alcuna forza per contrastare, anche solo dall’esterno, questa che dal punto di vista democratico deve essere considerata una involuzione. Ma soprattutto la UE, e in primo luogo la Germania, considerano la Turchia un avamposto indispensabile nel bloccare il flusso degli immigrati provenienti specialmente dalla Siria e per questo saranno certamente disposte a tollerare anche altri comportamente del governo di Erdogan miranti a rafforzare ulteriormente il suo potere interno.

passa all’articolo successivo

passa all’articolo precedente