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Immigrazione: la Merkel contro tutti?

Alla vigilia del nuovo summit europeo sulla crisi degli immigrati è l’Austria ad aumentare le pressioni nei confronti della Germania: il cancelliere Werner Faymann (SPÖ – il partito socialdemocratico) ha infatti sollecitato i tedeschi a introdurre tetti massimi per l’accoglimento dei profughi (che, commisurati a quelli esistenti in Austria, dovrebbero essere pari per la Germania a circa 400.000 all’anno). Faymann ritiene che la Germania sia indispensabile per riportare “ordine” nell’immigrazione, che potrà essere acquisita solo quando i tedeschi forniranno tali “soglie limite”.

Nel frattempo, in seno all’Unione Europea, stanno aumentando le critiche relative al progettato accordo con la Turchia volto a riconoscere a quest’ultima ampie concessioni (in merito alle trattative sull’entrata nell’UE e di tipo economico) al fine di ottenere un suo impegno a prendersi gli immigrati illegali arrivati in Grecia: accordo fortemente voluto dalla Merkel ma avversato da francesi, ungheresi e dagli stessi austriaci (i quali, per evitare qualsiasi accordo che metta l’UE in balia della Turchia, vorrebbero che la stessa Unione assumesse un certo controllo autonomo sugli arrivi degli immigranti sul continente) in primis.

Un’altra posizione del ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz, secondo la quale il suo Paese, per impedire agli immigrati l’accesso alla “Mitteleuropa”, farà di tutto affinché anche lungo la rotta del Mediterraneo essi possano trovare gli stessi ostacoli che trovano ora sulla rotta balcanica, mostra l’attivismo che Vienna sta assumendo in materia nelle ultime settimane (ricordo peraltro che, se da una parte, la chiusura della rotta balcanica ha causato la caduta del numero di immigrati entrati ad esempio nella stessa Germania – nei primi 10 giorni di marzo sarebbero stati circa 2.900, mentre nell’autunno passato ne arrivavano circa 10.000 al giorno -, dall’altro essa ha determinato un aumento spropositato del numero di immigrati accampati in Grecia, spesso in condizioni umane vergognose).

L’UE, contemporaneamente, sta lavorando affinché possa essere elaborata una procedura di selezione accelerata affinché si riesca ad accogliere rapidamente dalla Turchia contingenti di immigrati numericamente significativi: la procedura dovrebbe essere pensata in modo tale che i rifugiati “selezionati” non possano rappresentare alcun “pericolo” per i paesi europei di destinazione (ad esempio grazie alla presenza di un documento di identificazione dell’immigrato confrontabile con le banche dati esistenti).

Dalla situazione illustrata si evince una cosa: si potrà essere più o meno d’accordo con le scelte compiute, ma la cancelliera Merkel è certamente in Europa l’unico capo di governo che sta attivamente praticando una politica dell’accoglienza nei confronti degli immigrati, con un coraggio e una determinazione che non trovano eguali. Oltre alle critiche provenienti dall’esterno anche internamente il partito dei contrari alla sua politica si sta sempre più estendendo, e il risultato delle elezioni regionali di domenica nei tre Bundesländer Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt, che hanno fatto registrare un’evidente perdita di consenso del suo partito a favore dell’AfD (partito alla “destra” della CDU e sostanzialmente favorevole alla chiusura delle frontiere per gli immigrati) metteranno la Cancelliera ulteriormente sotto pressione. Peraltro la Merkel, in questa fase, sta puntando fortemente ad un accordo con la Turchia, paese internamente dilaniato che molti osservatori ritengono essere “parte dei problemi” piuttosto che strumento di soluzione. L’UE, a propria volta, pare brancolare nel buio, alla ricerca di soluzioni procedurali sulle quali non convergono i singoli stati membri; nei prossimi giorni, in considerazione delle probabili difficoltà interne che affronterà la Merkel, mi aspetto che anche altri Stati europei alzino la voce contro la politica tedesca sull’immigrazione.

Nel frattempo, e questa è la cosa più grave, non si vede alcuna risoluzione delle principali disgrazie che determinando questo afflusso di immigrati (guerra in Siria e instabilità in Libia).

Riuscirà la Merkel a imporre la propria linea, in Germania e in Europa? Possiamo considerare la sua, nell’Europa della burocrazia e della finanza di cui sempre più ci si lamenta, l’unica battaglia insieme politica e di civiltà che si sta combattendo sul vecchio continente? Non immagino un suo cambiamento sostanziale di rotta, e tuttavia se non vorrà andare incontro a una sconfitta elettorale nelle elezioni dell’anno prossimo dovrà certamente cambiare la propria “tattica” politica, cercando soprattutto in Europa alleati più affidabili. Non sarà facile: l’intransigenza tedesca in materia economica/finanziaria degli ultimi anni ha lasciato strascichi in più Paesi e sono in parecchi (sia dentro che fuori dalla Germania) ad attendere il cadavere “politico” della Cancelliera sulla riva del fiume.

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